22 dicembre 2025 – Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera alla riforma dei porti, segnando un passaggio decisivo per il futuro della logistica e dell’economia marittima italiana. Con questa approvazione prende forma una revisione attesa da anni, fondata su una visione unitaria del sistema, obiettivi chiari e responsabilità definite. Un intervento che punta a costruire un modello portuale moderno, competitivo e pienamente integrato nelle grandi rotte del Mediterraneo e dell’Europa.
Al centro della riforma nasce Porti d’Italia Spa, società pubblica partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e vigilata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A questa nuova realtà viene affidato il ruolo di regia nazionale: gestione dei grandi investimenti infrastrutturali strategici, manutenzione straordinaria, individuazione delle opere di interesse economico generale e promozione unitaria del sistema portuale italiano sui mercati internazionali.
Le 16 Autorità di Sistema Portuale restano pienamente operative, mantenendo la gestione territoriale degli scali, la manutenzione ordinaria e il rilascio delle concessioni. Vengono però sollevate dal peso finanziario delle grandi opere, grazie alla capitalizzazione di Porti d’Italia Spa tramite l’utilizzo degli avanzi di amministrazione non vincolati. Un nuovo equilibrio che consente alle Autorità di concentrarsi sull’efficienza operativa e sullo sviluppo locale.
La riforma introduce anche una profonda semplificazione delle procedure: approvazione più rapida dei Piani Regolatori Portuali, tempi ridotti per i dragaggi, riutilizzo dei materiali in ottica di economia circolare e poteri di vigilanza rafforzati per il Mit, così da garantire il rispetto delle tempistiche e delle norme.
Ora la riforma passa al Parlamento, chiamato a esaminarla e approvarla in via definitiva. Il Governo sollecita un confronto serio e orientato ai risultati, con l’obiettivo di dotare l’Italia di un sistema portuale finalmente adeguato alle sfide globali. È il momento delle scelte concrete, nell’interesse della competitività nazionale, del lavoro e della crescita.